LA NUOVA NORMATIVA SULLA FUSIONE: PRIME OSSERVAZIONI.

Il Professore Coltraro si occupò della redazione della pubblicazione: La nuova normativa sulla fusione: prime osservazioni.

Coltraro organizzò la  pubblicazione nel seguente indice:

  1. Nozioni e caratteri della fusione.
  2. Le novità sull’ambito di applicazione della fusione.
  3. Fusione a seguito di acquisizione con indebitamento (Merger Leveraged buy out).
  4. Il progetto di fusione e gli altri documenti preparatori.
  5. La decisione di fusione, gli obbligazionisti e l’opposizione dei creditori.
  6. L’atto di fusione: gli effetti e l’invalidità.
  7. Il procedimento semplificato di fusione.

Il Professore Coltraro riporta di seguito il paragrafo Nozioni e caratteri della fusione.

La fusione di più società può eseguirsi mediante la costituzione di una nuova società, o mediante l’incorporazione in una società di una o più altre. (art. 2501).

Il legislatore, dunque, individua due ipotesi di fusione: la fusione propria o in senso stretto e la fusione per incorporazione.

La fusione in senso stretto si ha quando l’unione dell’organizzazione di una o più imprese avviene mediante la costituzione di una nuova società, le cui azioni o quote vengono attribuite ai soci della società che si estinguono in conseguenza dell’operazione, sulla base di un rapporto di cambio determinato tenendo in considerazione la situazione patrimoniale effettiva delle società partecipanti alla fusione.

La fusione per incorporazione, viceversa, si verifica quando una società (c.d. incorporante) accorpa ed ingloba un’altra (o più) società che si estingue (c.d. incorporata), i cui soci, in sostituzione della partecipazione prima detenuta nella stessa, sulla base di un determinato rapporto di cambio, ottengono quote di partecipazione dell’incorporante.

Nella fusione per incorporazione, la società incorporante, a meno che non detenga azioni proprie da attribuire ai soci della incorporata, dovrà deliberare un aumento di capitale a servizio della fusione in misura pari al valore nominale delle azioni da attribuire ai soci dell’incorporata.

La dottrina, inoltre, definisce propria un caso particolare di fusione per incorporazione, in cui la società incorporante possiede interamente le azioni o quote della società incorporata, mentre definisce inversa la fusione in cui è la società partecipante ad incorporare la società controllante.

Con riguardo alla natura giuridica della fusione sono state elaborate diverse tesi, le quali possono tuttavia essere ricondotte, per ragioni di sintesi, in due correnti di pensiero.

Secondo la giurisprudenza maggioritaria la fusione è assimilabile ad una sessione universale, per alcuni tra vivi, per altri mortis-causa cioè causa dell’estinzione dell’ente, mediante la quale la società risultante dalla fusione succede nei rapporti giuridici facenti capo alla società incorporata o preesistenti, che a loro volta si estinguono. Tale tesi trova la sua base positiva nel disposto dell’art. 2504 bis il quale prevede che le società che la società che risulta dalla fusione o quella incorporante assumono i diritti e gli obblighi delle società partecipanti alla fusione, proseguendo in tutti i loro rapporti, anche processuali, anteriori alla fusione.

La corrente dottrinale maggioritaria critica la tesi sopra esposta in quanto l’intento perseguito dalle società con la fusione è quello di rafforzare le organizzazioni già esistenti e non di estinguerle. La successione universale e la fusione, ad avviso della citata opinione, sono tra loro fenomeni giuridicamente incompatibili: in primo luogo perché la fusione è finalizzata alla creazione, mentre la successione all’estinzione; in secondo luogo in quanto la fusione costituisce una modifica dell’atto costitutivo avente ad oggetto il suo adeguamento al fine di consentire la prosecuzione dei rapporti sociali nei limiti del nuovo assetto contrattuale ed organizzativo deliberato dai soci, mentre la successione produce l’effetto di estinguere le società fuse e di costituirne un’altra; in terzo luogo poiché la volontà negoziale delle società partecipanti è diretta alla riorganizzazione della struttura societaria e non all’estinzione delle stesse.

Tale filone dottrinale, qualifica, pertanto, la fusione come modifica dell’atto costitutivo.

Sul punto un autorevole autore precisa che il contenuto e i termini delle modificazioni necessarie per la fusione sono fissati nelle deliberazioni dei soci, la cui finalità consiste nell’introdurre nel testo dell’atto costitutivo le variazioni necessarie e sufficienti a realizzare la reciproca integrazione dei contratti delle società fondente in modo da consentire – attraverso il confluire delle partecipazioni sociali in un unico contratto – l’ulteriore svolgimento dell’attività sociale.

Il Professore Coltraro rende disponibile la pubblicazione qui di seguito:

 

vita n.2003